Massificare il gusto e standardizzare
il vino sono gli obiettivi dei nuovi wine maker e dei loro banchieri.
Dicono che c’è troppo vino, che si rischia di perdersi
e che si crea un’inutile confusione nei consumatori.Ma:
la vita è diversità, varietà, molteplicità.
La vita è il piacere dei sensi e dello spirito.
La vita è libertà di scegliere seguendo umori, desideri,
circostanze.
La vita è attaccamento al patrimonio culturale, alla memoria.
La vita è radici, origini.
La vita è difesa del naturale contro l’artificale
La vita è divenire adulti e comprendere che il vino
E una sostanza viva e cangiante.
La vita è un atto di rispetto: rispetto dell’uva, del territorio,
dell’uomo e del suo ambiente.
Jules Chauvet (1907-1989) simboleggia tutto questo: vignaiolo e commerciante
alla Chapelle di Guinchay nel Beaujolais in Francia, biochimico, ricercatore,
inventore del bicchiere di degustazione secondo i criteri internazionali
dell’I.N.A.O.(Institut National des Appellations d’Origines
)
«L’anima del vino, diceva, è l’anima della
natura» e, con o senza zolfo, ha iniziato un dibattito sulfureo
che dura ancora oggi.
Capisce subito che la qualità dei vini nasce da una vendemmia
sana,
ricca di zucchero e di lieviti indigeni che fermentano molto lentamente
a bassa temperatura e esprimono il territorio.
Dal 1950, Jules Chauvet focalizza il suo lavoro sull’uva, i lieviti,
la fermentazione: per lui, ci si libera dal problema dello zolfo governando
questo trio fondamentale. Nello stesso tempo, incoraggia la ricerca
dell’espressione più autentica del territorio curando in
modo naturale la vigna e l’uva e abolendo ogni additivo chimico.
Bisogna evitare assolutamente ogni pratica che allontani dalla natura
e dal territorio. Quanto al vino, poi, meno si tocca meglio è.
Fine degustatore, aveva un’eccezionale attitudine a sentire e
capire i vini. Le sue note sono piccole poesie, quasi aiku giapponesi,
che v’invito a scoprire alla manifestazione