TAVOLA ROTONDA 2015

Riflessione sulla qualità del materiale vegetale a fronte di una viticoltura in stato di allerta

di Lilian Bérillon, vivaista biodinamico

Fin all'inizio della mia attività professionale nel 1998 ho continuamente fatto evolvere il mio mestiere, poiché ho acquisito la consapevolezza che lo stato della viticoltura diventava molto preoccupante. La mortalità prematura delle giovani viti colpite da alcune virosi e da patologie del legno, ad esempio, ma anche la carenza di diversità mi fanno reagire, adattandomi alla domanda di una viticoltura più esigente.

È davvero tempo di ridare la parola alla natura, di ritrovare la biodiversità, poiché il materiale vegetale deve divenire il centro dell'attenzione dei vignaioli per i prossimi dieci anni.

In effetti per me è chiaro che non è più possibile produrre viti senza preoccuparsi di pratiche troppo invasive che rendono fragile il materiale vegetale consegnato ai vignaioli. Preferisco proporre alla viticoltura una diversità, anziché un'armata di cloni.

Da qualche tempo lo sviluppo della mia attività professionale avviene sotto forma di consulenza e di accompagnamento di una viticoltura che ai miei occhi non possiede più sufficienti conoscenze sul materia vegetale. Si tratta di un iter completamente diverso dal mercato convenzionale. Deve tenere conto dell'ambiente sanitario e della normativa. È altresì ora di considerare i cambiamento climatici e di riflettere sulla qualità dell'impianto radicale, ad esempio, così come suo vitigni preferenziali per il futuro.

(Traduzione di Samuel Cogliati)

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